Aggiornamento a febbraio 2021

Economia

Le conseguenze della pandemia e le prospettive di recupero

14-02-2021

Nel 2020 il PIL di Milano registra una caduta senza precedenti, che sfiora il -11% in termini di valore aggiunto secondo lo scenario locale sviluppato da Prometeia: ben peggio del -4,5% nel 2009, e più che nel totale italiano e lombardo (stimati rispettivamente al -9% e -10% nel 2020). Le conseguenze della pandemia pesano maggiormente sull’economia della città per due ordini di motivi: perché, al pari della Lombardia, i contagi sono stati particolarmente diffusi e perché la struttura economica, più orientata ai servizi, ha patito maggiormente le limitazioni ai contatti. Il rimbalzo nel 2021 è atteso consistente (+5,3%) ma il recupero dei livelli pre pandemia si avrà solo nel 2023, ossia con lo stesso orizzonte temporale ipotizzabile per il quadro italiano. 
Il calo previsto nel numero di occupati è del -2% nel 2020, una riduzione consistente ma ben più contenuta del valore aggiunto, e il recupero dei livelli si stima avverrà in sostanza già nel 2022. Ben più rilevante (e quasi in linea con il crollo del prodotto) è, invece, la diminuzione delle ore lavorate, che riflette anche il massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese. A differenza del valore aggiunto e dell’occupazione, le ore lavorate registreranno ancora a fine 2023 un gap importante rispetto al 2019, pari a circa il -3%. 

Nel 2020 il PIL di Milano registra una caduta senza precedenti, che sfiora il -11% in termini di valore aggiunto, più dell’Italia e della Lombarda

-10.8%
+5.3%

Il rimbalzo nel 2021 è atteso consistente, +5,3% il valore aggiunto, ma il recupero dei livelli pre pandemia si avrà solo nel 2023

L’impatto differenziato sui settori

Queste tendenze sintetizzano impatti e riprese differenziate tra settori. Difatti, nell’anno della pandemia lo shock è diffuso tra attività economiche ma disomogeneo nell’entità, con un impatto comunque forte anche se minore della media aggregata sulle costruzioni (-8,7% il valore aggiunto), più severo sui servizi e sul commercio (-10,7%) e ancora maggiore sull’industria (-12,1%). La forbice della disomogeneità si allarga poi soprattutto nella velocità del recupero, con un traguardo al 2021 per le costruzioni (+2,4% il valore aggiunto rispetto al 2019), al 2023 per l’industria (+2,6%), mentre si prevede che il mondo complessivo dei servizi non colmerà le perdite accumulate nel prossimo triennio (ancora -0,7% a fine 2023).

il manifatturiero perde nel 2020 il -9,5% della produzione, il -7,9% del fatturato e, nelle statistiche riferite fino a settembre, il -14% dell’export

-7.9%

i servizi alle imprese perdono nel 2020 il -10% del fatturato

-10.0%

i servizi alle persone perdono nel 2020 il -29,5% del fatturato

-29.5%

Manifatturiero

Con uno sguardo ancora più granulare, il manifatturiero perde nel 2020 il -9,5% della produzione, il -7,9% del fatturato e, nelle statistiche riferite fino a settembre, il -14% dell’export (con moda e meccanica tra i settori rilevanti più penalizzati, alimentare ma anche chimica in flessione contenuta, farmaceutica invece in espansione). 

Nota: il dato di export si riferisce al totale economia

Nota: dati riferiti al totale economia

Servizi alle imprese e alle persone

Similare è la performance dei servizi alle imprese, con una riduzione del fatturato del -10% nei primi nove mesi del 2020, mentre una dinamica decisamente più negativa interessa ovviamente i servizi alla persona, con una perdita che si avvicina al -30%. Sul bilancio del commercio al dettaglio gravano poi sia le misure restrittive nelle aperture sia una generale propensione ai consumi stressata dalla pandemia, con però alcune caratteristiche distintive tra settori: le vendite del commercio alimentare reggono l’urto della crisi (+0,2% il fatturato a gennaio-settembre 2020), mentre il commercio non alimentare registra una contrazione di ampia portata (-21%). D’altra parte, la riduzione dei consumi nel settore abbigliamento, ristorazione e ‘non food’ (cultura, arredamento, cosmetica) è considerevole e supera il -40% nell’intero anno. Infine, numeri ancora più drammatici riguardano hotellerie e ristorazione, con un volume d’affari complessivamente ridotto del -40% circa tra gennaio e settembre, e livelli di attività stimabili attraverso i consumi elettrici inferiori del -40% su base annua per gli alberghi e del -29% per i ristoranti e i bar.

Commercio al dettaglio

Nota: la categoria non food include cultura, arredamento, cosmetica retail

Alberghi e ristorazione

Nuove iniziative imprenditoriali

Una conseguenza immediata di questo forte stress economico è sulla natalità delle iniziative imprenditoriali: -4.069 aziende iscritte al Registro delle imprese nel 2020, -16% rispetto all’anno precedente, con un deterioramento che colpisce soprattutto il terziario e l’industria. Il commercio e le costruzioni registrano una contrazione in linea con la media totale, mentre flessioni più contenute si hanno nei servizi professionali, scientifici e tecnici e nell’immobiliare. Aumentano invece le nuove attività nei servizi di informazione e comunicazione e nella finanza e assicurazioni. Interessante è però rilevare che nell’anno della pandemia sono comunque cresciute di oltre il +10% le startup innovative, passando da 2.100 a febbraio 2020 a 2.319 a gennaio 2021, un elemento di vitalità del sistema economico.

Lo shock pandemico incide sulla natalità delle iniziative imprenditoriali e nel 2020 si contano 4.069 nuove imprese in meno rispetto al 2019

-4069
219

Nel 2020 crescono di oltre il +10% le startup innovative, +219, elemento di vitalità del sistema economico anche nell’anno della pandemia

L'impatto sul mercato del lavoro

Le cadute nei livelli di attività hanno conseguenze profonde sul mercato del lavoro. Innanzitutto, è interessante osservare un andamento pressoché speculare tra le richieste di cassa integrazione e gli annunci di lavoro attivati sul web nel corso del 2020, con l’impennata massima della prima e la riduzione al minimo dei secondi nel lockdown di aprile e una successiva progressione a parti invertite. Nel complesso del 2020 il numero totale di ore di cassa integrazione autorizzate è pari a 247 milioni, un ammontare quattro volte superiore al picco del 2010 con la Grande Crisi, e gli annunci di lavoro sul web diminuiscono del -23% rispetto al 2019. Dopo il crollo imponente e diffuso nei primi quattro mesi dello scorso anno, torna anche qui la differenza di impatto tra settori che ripropone le differenze riscontrabili lato produttivo: negli annunci di lavoro tra maggio e dicembre sono in crescita le professioni sanitarie (+30% rispetto all’anno prima), stabili il trasporto e magazzinaggio e le altre attività (finanza, immobiliare, costruzioni, PA, istruzione, agricoltura), in calo contenuto la manifattura, crollano invece le figure professionali in altre attività del terziario (-25% servizi di informazione e comunicazione, -30% servizi professionali, scientifici e tecnici, -33% commercio e soprattutto -39% servizi di alloggio e ristorazione).

nel 2020 sono autorizzate 247 milioni di ore di cassa integrazione, quattro volte l’anno picco 2010

247
-23%

gli annunci di lavoro sul web diminuiscono del -23% rispetto al 2019, con crolli ingenti soprattutto nei servizi di alloggio e ristorazione

Nota: le ore autorizzate di CIG a Milano, disponibili da Inps solo in forma aggregata con Monza e Brianza, sono stimate in proporzione del numero dei lavoratori dipendenti rilevato dall’Indagine Istat sulle Forze di Lavoro.

Le figure professionali ricercate dalle imprese

* ‘Altro’ include: agricoltura, silvicoltura e pesca; amministrazione pubblica e difesa; attività estrattive, energia e acqua; attività finanziarie e assicurative; attività immobiliari; costruzioni; istruzione.

** ‘Altre attività di servizi’ include: attività artistiche, di intrattenimento e divertimento; personale domestico; attività di organizzazione e organismi extraterritoriali.

Conclusione

Anche con un recupero a ‘V’ del valore aggregato nell’arco del prossimo triennio, sperimenteremo tempi e livelli differenziati di ripresa tra le diverse parti dell’economia urbana e, soprattutto, il ritorno non potrà essere allo status quo ante. La necessaria convivenza con il virus, quantomeno nel breve termine, chiederà risposte temporanee da adattare con l’evolversi della situazione. Ma questa crisi continuerà a caratterizzare il quadro di Milano anche attraverso conseguenze strutturali per le quali servono visioni strategiche di largo respiro.

Adattamento continuo e visione lunga  dovranno incardinarsi con la storia, le vocazioni, il capitale sociale, il patrimonio strategico della città, ossia con quegli elementi che hanno guidato le straordinarie performance del recente passato. Infatti, l’analisi dei numeri, così come evidenzia profonde scosse, mostra anche chiari segnali di tenuta nei fondamentali dell’attrattività e reazioni importanti delle forze economiche, politiche e sociali. Da ciò scaturisce la consapevolezza che riorganizzando e riadattando il modello del passato per reagire alle ‘scosse’ del presente potremo confermare e potenziare la traiettoria di fondo di crescita per Milano anche in futuro.

I dati di questo capitolo sono di fonte: Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Confimprese-EY, CRISP-Burning Glass, Infocamere, Inps, Prometeia, Terna, Unioncamere Lombardia.

 
 
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