Aggiornamento a febbraio 2021

Diseguaglianze

Le trasformazioni economiche e sociali amplificate dalla pandemia

14-02-2021

L’analisi qui sviluppata offre un tassello conoscitivo sulla stratificazione sociale di Milano e del suo hinterland in termini di redditi della popolazione. Essa non ha l’obiettivo e la pretesa di essere esauriente ma, inserendosi nel molto più complesso e articolato quadro sulle trasformazioni economiche e sociali della società urbana, può essere un’utile base di partenza per inquadrare diseguaglianze e polarizzazioni già in essere prima della pandemia e da essa acuite. 

L’analisi è svolta sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi (Irpef) per gli anni fiscali 2008-2018.

La polarizzazione dei redditi nel decennio 2008-2018

La distribuzione della popolazione per classi di reddito restituisce una prima fisionomia della struttura sociale del Comune di Milano che, già rispetto al proprio hinterland, mostra una maggiore concentrazione della popolazione agli estremi. Nel 2018 a Milano la quota di popolazione con i redditi più bassi (0-15mila euro) è pari al 34,3% (31,1% nell’hinterland), le fasce successive 15-26mila euro e 26-55mila euro concentrano insieme il 52,4% della popolazione (62,6% nell’hinterland) e le due coorti superiori 55-75mila euro e >75mila euro ne raggruppano il 13,3% (6,2% nell’hinterland). 
Differenze tra il Comune e l’hinterland emergono anche in termini di redditi medi. Guardando agli estremi, a Milano i meno abbienti (fascia reddito 0-15mila euro) mostrano un reddito pro capite (7.074 euro) inferiore rispetto all’hinterland (7.600 euro) e i più abbienti (fascia reddito >75 mila euro) un reddito pro capite superiore (179.020 euro vs 129.886 nell’hinterland). Nelle fasce intermedie, invece, i redditi pro capite nel confronto tra Milano e hinterland sono pressoché similari.

Guardando alle tendenze nell’ultimo decennio, sia a Milano sia nell’hinterland si assiste a una polarizzazione crescente della popolazione (ossia di un assottigliamento della fascia media), con un’intensità massima nella città. Difatti, in entrambi i territori diminuiscono i meno abbienti nella fascia 0-15mila euro (da 38,1% della popolazione nel 2008 a 34,3% nel 2018 a Milano, da 36,1% a 31,1% nell’hinterland) e soprattutto a Milano si riduce ulteriormente la già poco rappresentata fascia ‘media’ con 15-26mila euro (da 28,1% a 24,6% a Milano, da 37,0% a 33,6% nell’hinterland). Viceversa, aumentano le quote di popolazione con redditi ‘medio alti’ 26-55 mila euro (da 23,3% a 27,7% a Milano, da 21,9% a 29,0% nell’hinterland), ‘alti’ 55-75mila euro (da 4,3% a 5,3% a Milano, da 2,5% a 3,2% nell’hinterland) e ‘altissimi’ >75mila euro (da 6,2% a 8,0% a Milano, da 2,5% a 3,0% nell’hinterland).
Tutto ciò avviene con una rilevante differenza: nell’hinterland (al pari dell’Italia) la riduzione dei meno abbienti e dei ‘medio’ si riversa quasi interamente nei ‘medio alti’ con una crescita marginale degli ‘alti’ e degli ‘altissimi’; diversamente nel Comune di Milano si ingrossano maggiormente le coorti di popolazione con redditi ‘alti’ e ‘altissimi’.

Tra il 2008 e il 2018 cresce a Milano la polarizzazione nella popolazione: i meno abbienti (0-15 mila euro di reddito) diminuiscono dal 38% al 34% e la già poco rappresentata fascia ‘media’ (15-26 mila euro) dal 28% al 25%

34%
8%

Viceversa aumenta la popolazione con redditi più elevati (sopra i 75 mila euro) dal 6% nel 2008 all’8% nel 2018

Le diseguaglianze nei redditi

A questa tendenza crescente alla polarizzazione si affianca anche una progressione verso maggiore diseguaglianza nella capacità reddituale, ossia si allarga la forbice tra le classi sociali estreme.

Innanzitutto, analizzando la distribuzione del reddito a Milano nel 2018 emerge che il 34% della popolazione meno agiata (reddito 0-15mila euro) assorbe solo il 7% della ricchezza complessiva, a fronte dell’8% più abbiente (>75mila euro) che ne concentra una quota pari al 41%.
Inoltre, sebbene numericamente inferiore rispetto al 2008, a Milano la platea con redditi più bassi (0-15mila euro) nel decennio vede anche ridurre i propri guadagni medi di quasi il -4%, mentre le altre classi aumentano il reddito medio (ad eccezione della fascia 55-75mila euro), con all’estremo la coorte con oltre 75 mila euro di introiti che registra un aumento medio del +1% nel reddito. 
Anche nell’hinterland i meno abbienti, pur diminuendo in numero, registrano una contrazione del reddito medio del -5% nel decennio 2008-2018. La differenza con Milano è che nell’hinterland le classi ‘medio alta’, ‘alta’ e ‘altissima’ hanno un reddito pro capite in linea con il 2008 ma qui, soprattutto, aumenta di oltre il +2% il reddito pro capite della fascia dei redditi 15-26mila euro.

È presto e non si dispone ancora di informazioni complete per valutare come questa stratificazione sociale e queste tendenze cambieranno per effetto della pandemia, ma, muovendo dall’analisi sui redditi, è ragionevole attendersi che il calo della ricchezza totale prodotta dal sistema economico impatterà in modo diverso Milano e hinterland e, soprattutto, le diverse fasce di reddito all’interno dei territori. Le analisi (1) a livello nazionale evidenziano un maggiore impatto della pandemia sulle famiglie a basso reddito da lavoro, nelle quali si concentrano gli occupati nei settori più interessati dal lockdown e nelle posizioni lavorative più precarie nonché con minor probabilità di essere svolte da remoto, con la conseguenza di un inasprimento delle disuguaglianze nei redditi da lavoro.

A Milano il 34% della popolazione meno agiata assorbe solo il 7% della ricchezza e tra il 2008 e il 2018 questa platea riduce di quasi il -4% il reddito medio

-4%
+1%

L’8% della popolazione più abbiente concentra il 41% della ricchezza e tra il 2008 e il 2018 questa platea registra un aumento del +1% del reddito medio

La sussidiarietà ambrosiana come risposta alle nuove diseguaglianze

L’incremento della domanda di aiuti alimentari è una delle più immediate ed evidenti manifestazioni delle difficoltà economiche acuite dall’emergenza Covid-19 nel corso del 2020. Crescono i bisogni degli ‘acrobati della povertà’ (così come li definiscono Censis e Confcooperative) che hanno visto venire meno il proprio già precario equilibrio economico, ma anche quelli dei nuovi poveri. Al contempo si incrementa l’offerta, grazie all’imponente e articolata rete di attori del terzo settore che, insieme a pubblico, privato e società civile, costituisce lo storico e vitale tessuto di sussidiarietà ambrosiana.

È una sfida all’inclusione e alla solidarietà che chiama Milano al pari di tutte le città globali, epicentri della pandemia nel mondo. Vale la pena sottolineare che l’iniziativa ‘Dispositivo Aiuto Alimentare’ del Comune di Milano è stata valorizzata come case study dalla World Health Organisation: “The Italian municipality of Milan collaborated with more than 30 non-profit organizations and private food companies […]. The project has solved the problem of reduced access to quality food due to imposed quarantine measures that put thousands of people from vulnerable social groups under increased pressure”. Il progetto, attivo tra il 16 marzo e il 29 giugno 2020, ha raggiunto settimanalmente 6.300 famiglie, raccogliendo nel complesso oltre 616 tonnellate di cibo e distribuendo 1 milione e 600 mila pasti equivalenti. 

La poliedricità e la frammentazione degli attori del terzo settore rende difficile offrire un quadro completo e omogeneo delle risposte ai bisogni alimentari nel corso della pandemia. Consapevoli dell’esistenza di una ricchezza di solidarietà molto più ampia di quella tracciata ma con la volontà di dare contezza della vitalità e della generosità di Milano, dei suoi enti e dei suoi volontari, di seguito si richiamano dunque solo alcune iniziative.
I centri di ascolto di Caritas Ambrosiana hanno accolto 9 mila persone tra aprile e luglio 2020, con una percentuale altissima (oltre l’80%) di coloro che hanno manifestato problemi legati al reddito, tanto che le richieste di beni materiali e servizi hanno interessato quasi il 60% dei bisognosi (erano il 50% circa prima del Covid-19). Così, Banco Alimentare ha aiutato lo scorso anno oltre 76 mila persone nel Comune di Milano, distribuendo 5-6 mila tonnellate di cibo. Croce Rossa di Milano, con Fondazione Avsi e Agenzia USAID, è intervenuta a favore di 12 mila famiglie in difficoltà economica a partire da giugno 2020; Pane Quotidiano ha sostenuto 4-5 mila persone ogni settimana; Opera San Francesco ha distribuito 554 mila pasti nell’intero anno; gli empori e le Botteghe della solidarietà della Diocesi Ambrosiana hanno visto nel Comune un incremento di quasi l’80% delle persone assististe nei mesi del primo lockdown rispetto al pre Covid-19. E ancora, Opera Cardinal Ferrari ha incrementato i pacchi viveri distribuiti di oltre il 50% tra gennaio e ottobre 2020; Emergency ha consegnato più di 40 mila pacchi di alimenti e beni di prima necessità da maggio 2020. Così, il progetto Hub di quartiere - ’Zero sprechi’ ha recuperato oltre 76 tonnellate di cibo nel 2020, distribuendo 152.000 pasti equivalenti a più di 3.300 famiglie.

ALCUNE RISPOSTE ALLE DOMANDE DI SOSTEGNO ALIMENTARE NELLA PANDEMIA

L’iniziativa ‘Dispositivo Aiuto Alimentare’ del Comune di Milano case study della World Health Organisation:
“The Italian municipality of Milan collaborated with more than 30 non-profit organizations and private food companies […]. The project has solved the problem of reduced access to quality food due to imposed quarantine measures that put thousands of people from vulnerable social groups under increased pressure.”
6.300 famiglieraggiunte settimanalmente (oltre 20.700 persone) tra il 16 marzo e il 29 giugno 2020
oltre 616 tonnellate di cibo raccolte
1 milione 600mila pasti equivalenti distribuiti
Caritas Ambrosiana 9.000 persone assistite dai centri di ascolto tra aprile e luglio 2020
richieste di beni materiali e servizi per il 60% delle persone assistite (52% nel 2019)
bisogni legati al reddito per oltre l’80% delle persone assistite
Banco Alimentare oltre 76 mila persone assististe nel 2020 nel Comune di Milano
richieste di beni materiali e servizi per il 60% delle persone assistite (52% nel 2019)
5-6 mila tonnellate di cibo distribuite
Croce Rossa di Milano con Fondazione Avsi e Agenzia USAID 12 mila famiglie in difficoltà economica sostenute da giugno 2020
Opera San Francesco 554 mila pasti distribuiti nel 2020
Pane Quotidiano 4-5mila persone sostenute ogni settimana nel 2020
Opera Cardinal Ferrari +52% i pacchi di viveri distribuiti tra gennaio e ottobre 2020, +20% tra ottobre e novembre
Empori e Botteghe della solidarietà della Diocesi Ambrosiana 8.400 persone assistite nella Diocesi solo nei primi mesi del 2020
+77% nel Comune di Milano rispetto al pre Covid
Metà degli assistiti sono nuovi utenti
Emergency oltre 40 mila pacchi viveri consegnati da maggio 2020
Hub di quartiere - ’Zero sprechi’ oltre 76 tonnellate di cibo recuperate nel 2020
3.300 famiglie raggiunte, con 1.630 minori
152.000 pasti equivalenti distribuiti

Quella della povertà alimentare è una delle conseguenze forse più eclatanti e, a differenza della crisi del 2008, ha richiesto agli enti del Terzo settore e alle istituzioni di riorganizzarsi e ripensare le modalità di intervento, a causa delle misure messe in atto per contenere i contagi (distanziamento sociale, divieto di assembramenti, sanificazione degli spazi).
L’emergenza sanitaria ha rafforzato situazioni di vulnerabilità sociale, come quello dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità, soprattutto per chi già era in una situazione di equilibrio precario. Ma la pandemia lascia in eredità anche ‘pesanti fardelli’ come l’impatto della DAD sui percorsi scolastici, i rischi connessi alla dispersione scolastica, l’inverno demografico che spinge al ribasso la natalità, il disagio psicologico di una popolazione che per necessità ha dovuto ridurre i contatti e la socialità. 

La conclusione che si può tracciare è che la sfida dell’inclusione si gioca in modo cruciale all’interno di Milano, così come accade per tutte le città globali, oggi per fronteggiare la pandemia e, in prospettiva, quando le politiche dovranno ancora di più conciliare la spinta alla crescita e alla competitività dei territori con le tematiche di coesione sociale. Questo significa governare la svolta che investe la città, con visione e azioni volte a ricucirne tutta la trama, mettendo ancor più al centro quel ‘modello Milano’ di cooperazione e partnership tra pubblico, privato, no profit, società civile.

Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Papers N. 606 - L'impatto della crisi da Covid-19 sulla disuguaglianza del reddito da lavoro in Italia.

 

 
 
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