Aggiornato a giugno 2022

Piani strategici di alcune città globali

Esempi di reazioni e prospettive

23-06-2022

La pandemia da Covid-19 ha investito le città per prime e in modo particolarmente intenso, inducendo dopo lo shock iniziale tre reazioni strategiche consecutive, se non quasi simultanee: il sostegno soprattutto economico a persone e imprese; l’innovazione, nella forma inizialmente di una necessità (si pensi alla connettività digitale per le attività lavorative ed educative in modalità remota) poi divenuta virtù incentivando nuove spazialità urbane; l’aspirazione a una trasformazione che vada oltre le contingenze dettate da Covid. 

Le direttrici di sviluppo urbano

In altre parole, la crisi pandemica da shock è diventata spunto. Le città hanno accolto le sfide poste e ragionano su come renderle opportunità per realizzare ambizioni e accelerare cambiamenti, mantenendo in ciò una sorta di ‘doppio strabismo’. 

Il primo ‘strabismo’ in termini di orizzonte temporale, nella forma in un’attenzione alla ripresa di breve termine e al contempo uno sguardo puntato alle tre direttrici chiave dello sviluppo futuro urbano: digitalizzazione, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Il secondo ‘strabismo’ in termini di analisi e obiettivi, combinando introspezione e analisi degli equilibri interni alla città per ripartire, con proiezione verso l’estero per ispirarsi, competere, essere resilienti. 

Lo si legge nei piani di rilancio di alcune delle maggiori città globali rilasciati nel 2020 sullo spunto della pandemia. Se ne sono approfonditi sei in particolare che, pur nel contesto di ambizioni comuni, colpiscono per la loro ampiezza e diversità: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Chicago, Londra, Parigi.

Si tratta di città con diversi profili in termini di narrativa e identità, ma anche ruolo e posizionamento nelle reti globali. Eppure, sebbene con diversi punti di equilibrio tra dimensione interna ed estera, di breve termine e lungo termine, ne traspare la comunione di intenti verso le grandi transizioni in atto. 

Per tutte infatti, tra le parole più frequenti nei testi dei piani post-Covid vi sono lemmi legati alla ripresa economica nel breve periodo (‘recovery’, ‘economy’, ‘support’, ‘employment’), ma anche alla sfera dei cittadini (‘people’, ‘residents’, ‘social’, ‘communities’, ‘workers’) e alle trasformazioni ambientale e digitale (‘environment’, ‘climate’, ‘spaces’, ‘digital’). Sempre dall’analisi quantitativa sul testo, la parola ‘opportunity’ appare più frequentemente di ‘challenges’, a sottolineare il ruolo di Covid nel catalizzare energie su progetti sfidanti e lo slancio verso il futuro delle realtà urbane.

Vi sono anche punti di differenziazione, in primo luogo quanto a gerarchia dei termini in base al numero di ripetizioni nel testo. Ad esempio, per Londra, Chicago e Parigi il sostegno alla ripresa nelle parole ‘support’, ‘recovery’, ‘soutenir’ rispettivamente, pesa di più che ad Amsterdam, Barcellona e Berlino dove si contano più volte le parole ‘thriving’, ‘social’ e ‘digital’, ‘development’ e ‘environment’.

Un secondo elemento di diversità è poi nelle parole ulteriori rispetto agli ambiti di attenzione comuni. Si nota così come Amsterdam, ad esempio, ricerchi l’equilibrio tra crescita e sostenibilità dettato dal modello ‘doughnut’ (parola tra le più ripetute, insieme a ‘boundaries’ e ‘wellbeing’), mettendo al centro le persone e il pianeta prima della crescita; oppure come Barcellona sia proiettata in modo più marcato di altri verso l’estero (‘international’, ‘promotion’, ‘tourism’). 

L'identità e il metodo

A integrazione di questo, una lettura approfondita dei piani rivela ulteriori elementi utili a cogliere obiettivi e orizzonti delle città. 

In primo luogo, vi è un tema di identità. Città come Chicago e Londra vogliono prioritariamente ricalibrarla affinché vi si riconoscano tutti i cittadini, dando rilevanza agli equilibri interni e selezionando i target strategici in modo preciso tra settori, quartieri, gruppi sociali. Altre come Barcellona vogliono riaffermare il proprio DNA di città cosmopolita, dando maggior enfasi alla comunicazione esterna in chiave marketing territoriale. 

Ciò non toglie che anche città con una forte attenzione interna come per esempio Chicago e Amsterdam sfruttino la loro nuova consapevolezza identitaria anche ai fini dell’ambizione e del brand, la prima specificando come la selezione dei settori chiave sia strumentale anche all’attrattività e all’acquisizione di quote di mercato strategiche per la città sulla mappa globale, la seconda volendo porsi come modello di riferimento in ambito sostenibilità. 

Un secondo elemento che risalta è nel metodo, in termini di ‘analisi dei numeri’ della città per definire le strategie e per misurare gli avanzamenti. Per Amsterdam, Chicago e Berlino è prassi acquisita, con elaborazioni ex ante, definizione di KPI e pubblicazione di report periodici di rendicontazione delle policy. Londra parte da ‘what we know’ in termini numerici al fine di definire ‘what we can do’. Parigi avvia proprio nel 2020 un puntuale Osservatorio congiunturale della città per coglierne le tendenze. 

Terzo elemento esplicitato nei piani con diversi livelli di enfasi è sempre di metodo e riguarda l’ascolto dei cittadini nell’individuazione delle priorità e la collaborazione con le imprese soprattutto nella fase attuativa. Ad esempio Londra, per ogni ambito di intervento, esplicita il ruolo della PA e gli interventi richiesti alla comunità imprenditoriale. Chicago attiva survey di ascolto soprattutto dei giovani e si pone in dialogo con le rappresentanze industriali. 

Infine, è interessante notare che alcune città come Berlino e Chicago non solo guardano al lungo termine oltre il Covid, ma anche si pongono in continuità temporale e strategica con amministrazioni precedenti, aggiustando ma non stravolgendo le traiettorie di lungo termine precedentemente tracciate e costruendo sui progetti già realizzati.

 
 
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