Aggiornato a giugno 2022

Attrattività

Imprese estere, studenti internazionali, turisti

23-06-2022

Gli asset strategici di Milano, ossia imprese e giovani talenti, dopo aver dimostrato nel 2020 una buona tenuta nonostante l’emergenza pandemica, anche nel 2021 si confermano leva per la ripartenza e si consolidano come traiettorie di attrattività lungo le quali Milano può costruire il proprio sviluppo futuro. Il confronto con le altre città globali, frutto di diverse identità e percorsi storici, appare talvolta molto sfidante in termini di ‘massa critica’. Ma quel che conta di più, andando oltre le dimensioni e la misura della distanza, apre a riflessioni sull’ambizione e sul potenziale di questa città. 

Milano attrae 69 investimenti esteri ‘greenfield’ nel 2021, in deciso aumento rispetto ai 53 in media annua nel 2017-2019

In particolare, lato imprese Milano nel 2021 attrae 69 investimenti esteri greenfield, in deciso aumento rispetto ai 52 nell’anno della pandemia e soprattutto ai 53 in media nel triennio 2017-2019. Tra le altre città analizzate, solo Berlino registra tendenze simili a Milano, mantenendosi attrattiva nel 2020 e superando i propri livelli pre-Covid già nel 2021. Grazie a questa performance estremamente positiva, nel 2021 Milano risulta 8a nel benchmark a pari merito con Monaco (per confronto, nel 2017-2019 era ultima). Tuttavia, Milano continua a mostrare ampi divari rispetto a molte delle altre città globali in termini di numerosità dei progetti attratti: i 69 greenfield destinati alla città metropolitana nel 2021 sono più che a San Francisco (45) e Chicago (41), ma risultano poco più della metà di quelli di Barcellona (117) e Amsterdam (112), circa il 40% di quelli di Parigi (137), New York (170) e Berlino (179), appena un quinto di quelli di Londra top performer che distanzia nettamente tutte le aree metropolitane confrontate (339 progetti nel 2021, nonostante il colpo inflitto da Brexit e pandemia).

Osservando la composizione settoriale degli investimenti nell’arco temporale ampio 2017-2021, Milano si distingue per diversificazione, a conferma del suo essere knowledge economy con attività ad alto valore aggiunto, dall’Information Technology (29% dei 275 progetti attratti nel quinquennio) ai servizi alle imprese (17%), alla finanza (12%) e all’immobiliare (11%), ma anche tessuto industriale con settori tradizionali del Made in Italy (macchinari e trasporti, alimentari e moda) e  specializzazioni territoriali (in primis, Life Sciences e chimica) che insieme concentrano circa il 30% restante degli investimenti. Diversificata in misura simile a Milano è solo Chicago, mentre le altre città sono maggiormente concentrate con oltre due terzi degli investimenti attratti in IT e servizi alle imprese.

È interessante notare che l’11% dei greenfield diretti a Milano riguardano l’immobiliare, la percentuale maggiore tra i benchmark. Ciò può essere legato al ruolo della piazza di Milano: ancora nel 2021 Milano si posiziona nella top 10 dei mercati più dinamici d’Europa e con le migliori prospettive, secondo i recenti dati PwC Urban Land Institute.

Dal punto di vista dell’origine geografica degli investimenti, pur in un contesto di generale concentrazione in pochi Paesi (in tutte le città analizzate i primi 5 Paesi riuniscono oltre 2/3 del totale progetti), Milano appare particolarmente varia per provenienza dell’investitore. Inoltre, tra le città europee è la più ‘continentale’: il 66% dei greenfield 2017-2021 proviene dall’Ovest Europa, percentuale vicina al 62% di Barcellona, ma ben maggiore del 50% circa di Berlino e Parigi, del 45% di Monaco e Amsterdam, del 46% di Amsterdam (città con una rilevanza maggiore degli investimenti da Nord America e Asia). 

Nota: (*) dati provvisori. L’aggregato territoriale San Francisco include le contee della Bay Area, dunque le contee di Alameda, Contra Costa, Marin, Napa, San Francisco City, San Mateo, Santa Clara, Solano e Sonoma. 

A Milano cresce anche la presenza di studenti internazionali: più di 15mila nell’anno accademico 2020-2021, il 6,7% del totale

Anche i numeri degli studenti internazionali attratti da Milano restituiscono un quadro di crescente dinamismo, a conferma dell’accresciuto posizionamento degli atenei del territorio nel network globale della conoscenza negli ultimi anni e dell’importanza della ‘leva talenti’ come motore di sviluppo passato e futuro della città.

Infatti, nonostante la pandemia e le difficoltà conseguenti negli spostamenti delle persone, nell’anno accademico 2020-2021 sono più di 15mila i giovani universitari internazionali che hanno scelto di svolgere o di completare il proprio percorso di studi in uno degli 8 atenei della città metropolitana, il 6,7% del totale studenti, una quota superiore al 6,1% del 2019. Il grado di internazionalizzazione di Milano è paragonabile a quello di Barcellona, la quale ha una quota di studenti dall’estero pari al 7,8% del totale iscritti (però ancora lievemente indietro rispetto all’8,2% pre Covid), e a quello di Tokyo (9,2% nell’anno 2019-2020). Allargando il benchmark agli altri hub globali confrontati rimane però un ampio divario nella capacità attrattiva della città metropolitana milanese. Londra e New York svettano su tutti con quote di circa il 30% di studenti internazionali sul totale (33,7% e 27,2% rispettivamente nel 2020-2021), beneficiando ovviamente di un’offerta formativa già in lingua inglese e dunque qualificandosi come poli universitari privilegiati per i giovani talenti di tutto il mondo. Vi è poi un secondo ‘blocco’ di città cui guardare, con quote di giovani dall’estero nell’intorno del 15-20%: Berlino (22,3%) e soprattutto Monaco (22,1%) nell’anno 2020-2021 superano le percentuali antecedenti la pandemia, Parigi è al 21,3% (nel 2019-2020), San Francisco al 15,4% e Amsterdam al 14,9%.

Approfondendo i dati di Milano per nazionalità, i primi 15 Paesi di provenienza raggruppano più dei due terzi degli studenti internazionali. Interessante osservare che nelle università del territorio non sono presenti solo studenti che, per vicinanza geografica e facilità di accesso, provengono dalla vicina Unione Europea. I primi posti della graduatoria dell’anno accademico 2019-2020 sono difatti occupati da tre nazioni asiatiche, ossia Cina, India e Iran, che da sole pesano più di un terzo degli studenti internazionali totali. Rispetto all’anno precedente, nella top15 delle nazionalità entrano Brasile, Svizzera e Ucraina, escono invece Serbia, Bulgaria e Regno Unito. Altro aspetto da evidenziare è la dinamica: in termini assoluti, gli incrementi più significativi sono di Albania (quasi +70% di studenti nel biennio), India, USA, Russia e Iran (circa +50%).

6.7%

Milano

Studenti universitari internazionali (% sul totale studenti)

33.7%

Londra

27.2%

New York

22.3%

Berlino

22.1%

Monaco

21.4%

Chicago

21.3%

Parigi

15.4%

San Francisco

15.4%

Amsterdam

9.2%

Tokyo

Nel 2021 il numero di turisti a Milano è ancora decisamente ridotto, ma nei primi mesi del 2022 si avvicina al pre Covid

Infine, l’attrattività di Milano è analizzata in termini di flussi turistici. Nel 2020 tutte le città globali hanno registrano un crollo vertiginoso di visitatori, in un ordine di grandezza compreso tra il -55% e il -75% circa annuo, con Milano la più colpita nel benchmark a causa dell’anticipata diffusione della pandemia nella nostra regione e nel nostro Paese. Grazie al graduale allentamento delle restrizioni anti contagio, il 2021 vede un forte recupero in quasi tutte le città analizzate, pur con velocità diverse. Ovunque, però, il ritorno ai livelli pre Covid rimane ancora decisamente lontano. Nel dettaglio, nel 2021 Milano è meta di 3,1 milioni di visitatori, un numero ben più elevato degli 1,9 milioni nel 2020, ma ancora notevolmente inferiore al record di 8,0 milioni nel 2019 (-61,6%). Considerata la battuta d’arresto più forte nel 2020, la città metropolitana milanese si dimostra capace di ripartire più velocemente di altre città globali: nel 2021 il divario rispetto al 2019 (-61,6%) risulta un po’ più contenuto di quello di Barcellona (-62,3%), Berlino (-63,3%), Londra (-66,6%) e Amsterdam (-68,9%). Per confronto, si consideri che i gap minori sono di San Francisco, New York e Chicago ma sono comunque consistenti, tra il -44% e il -52%.

I flussi più recenti riferiti ai primi mesi del 2022 sono penalizzati dalla recrudescenza della pandemia con Omicron, ma a marzo e soprattutto ad aprile la situazione è in netto miglioramento e il turismo riparte di conseguenza. Difatti, se a gennaio scorso gli arrivi turistici erano ancora la metà rispetto a quelli dello stesso mese del 2019, a marzo risalgono a -26% e ad aprile e maggio si avvicinano ulteriormente al pre-Covid (al -9% in entrambi i mesi, e considerando l’area ristretta del Comune addirittura al -1% e -3%). 

Evidenze simili riguardano i passeggeri in arrivo o in partenza dagli aeroporti di Milano, che a marzo risalgono a -26% e ad aprile a -16%. Il recupero recente di Milano rispetto al pre-Covid è il secondo migliore nel panel di città globali considerate, dopo New York (-14% i passeggeri negli aeroporti a marzo 2022 sullo stesso mese del 2019, ultimo dato disponibile). Si avvicinano alla performance del capoluogo lombardo Chicago (-18% i passeggeri ad aprile 2022 rispetto al 2019) e Barcellona (-22%), mentre detengono un gap maggiore di circa 10 p.p. Londra (-26%), Parigi e Amsterdam (entrambe a -27%). Su distanze ancora molto ampie dal 2019 si collocano infine Monaco (-36%), ma soprattutto Berlino (-57%) e Tokyo (-81%).

 
 
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